Agevolazioni prima casa ed ipotesi di cessione

Agevolazioni prima casa ed ipotesi di cessione

Agevolazioni prima casa ed ipotesi di cessione

 

A proposito di questioni dibattute su fisco, proprietà e famiglia, approfondiamo le questioni sulle agevolazioni prima casa e sulla possibilità di non decadere dal beneficio in ipotesi di cessione, in sede di separazione o divorzio, di quota sull’immobile coniugale entro i cinque anni dall’acquisto.

Secondo la normativa di settore, citata in ogni atto di compravendita immobiliare, le agevolazioni per l’acquisto della prima casa (e connessi sconti in termini di tasse e tributi) si possono ottenere nei seguenti casi:

  • quando non si possiedono altre case nel Comune in cui è situato l’immobile che si vuole acquistare con le agevolazioni prima casa;
  • non sono state acquistate altre case con i benefici prima casa su tutto il territorio nazionale;
  • si ha la residenza o l’attività lavorativa principale nel Comune ove è situato l’immobile acquistato con i benefici prima casa;
  • l’immobile acquistato non deve essere di lusso (accatastato A1 A8 A9 – abitazioni signorili, ville e castelli).

 

Assolti questi requisiti si potrà ottenere un corposo sgravio fiscale in termini di imposta (imposta di registro del 2% sul valore catastale, non di mercato, e imposta ipotecaria e catastale fissa ad € 168,00).

Sempre per la suddetta normativa si perdono i benefici prima casa se, nell’arco di un quinquennio dall’acquisto, il bene immobile è rivenduto senza che nei 18 mesi successivi si acquisti un’altra casa nello stesso Comune di residenza (o di prevalente attività, come si è detto).

 

Nel caso di una coppia sposata, però, varranno gli stessi limiti?

Nel caso specifico, all’interno di un accordo di separazione o divorzio, raggiunto entro i cinque anni dall’acquisto, si correrà il rischio di perdere le agevolazioni prima casa?

Sulla base di un ragionamento di buon senso e legato alla ratio della norma la risposta è dalla parte del contribuente. Per cui le agevolazioni potranno essere mantenute.

Infatti, i coniugi che intendono risolvere questioni patrimoniali tra loro in sede di separazione o in sede di divorzio attraverso l’alienazione all’altra parte della propria quota sull’immobile coniugale, potranno non temere la decadenza di cui si è accennato in quanto, sovente, in questi procedimenti, l’alienazione della quota funge da compensazione e rientra in un accordo che non è una compravendita, bensì un mezzo per la regolazione delle dinamiche coniugali passate, presenti e future.

Inoltre, se l’immobile in parola resta l’effettiva casa coniugale, con la permanenza della prole e del coniuge assegnatario, nulla potrà temersi. Proprio perché il senso stesso delle agevolazioni prima casa resta rispettato e in quanto la finalità del bene immobile è immutata.

Nessuna preoccupazione, quindi, per i coniugi che volessero trasferire la propria quota, vuoi in comunione legale vuoi esclusiva, all’altra parte.

L’atto di alienazione potrà infine essere previsto nello stesso ricorso congiunto per separazione o divorzio senza dover passare dal notaio (con risparmio non indifferente), o, appunto, formalizzando il trasferimento in sede notarile.

Per un maggiore approfondimento si suggerisce una recente pronuncia di Cassazione 5356/2016

 

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Agevolazioni prima casa ed ipotesi di cessione

Avvocato Antonio Saracino

 

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