Successione speciale agraria | Tutela coltivatore diretto - imprenditore agricolo

Successione speciale agraria | Tutela coltivatore diretto-imprenditore agricolo

Successione speciale agraria | Tutela coltivatore diretto-imprenditore agricolo

2 norme di riferimento e un unico ragionamento:

  • art. 49 L. 203/82 + art. 4 L. 97/1994
  • e la tutela del coltivatore diretto/imprenditore agricolo.

L’art. 49 L. 203/1982 è una norma di portata fondamentale, mirando a una doppia tutela coltivatore diretto o imprenditore agricolo, nonché alla produttività del fondo.

Secondo il dispositivo, in breve, vi sarebbe una doppia tutela (come detto) in un doppio ambito: sia nell’affitto sia nella trasmissione della proprietà:

Nel caso di morte del proprietario di fondi rustici condotti o coltivati direttamente da lui o dai suoi familiari, quelli tra gli eredi che, al momento dell’apertura della successione, risultino avere esercitato e continuino ad esercitare su tali fondi attività agricola, in qualità di imprenditori a titolo principale ai sensi dell’articolo 12 della legge 9 maggio 1975, n. 153, o di coltivatori diretti, hanno diritto a continuare nella conduzione o coltivazione dei fondi stessi anche per le porzioni ricomprese nelle quote degli altri coeredi e sono considerati affittuari di esse. Il rapporto di affitto che così si instaura tra i coeredi è disciplinato dalle norme della presente legge, con inizio dalla data di apertura della successione.

  • L’alienazione della propria quota dei fondi o di parte di essa effettuata da parte degli eredi di cui al comma precedente è causa di decadenza dal diritto previsto dal comma stesso.
  • I contratti agrari non si sciolgono per la morte del concedente.
  • In caso di morte dell’affittuario mezzadro, colono, compartecipante o soccidario, il contratto si scioglie alla fine dell’annata agraria in corso, salvo che tra gli eredi vi sia persona che abbia esercitato e continui ad esercitare attività agricola in qualità di coltivatore diretto o di imprenditore a titolo principale, come previsto dal primo comma.

La legge, quindi, si antepone al diritto successorio dei singoli: prima la terra, poi i diritti patrimoniali del privato non coltivatore. Questo è il cuore della norma.

Vi è una vera e propria imposizione ex lege che permette a colui che è coltivatore diretto o imprenditore agricolo di continuare con la coltivazione del fondo anche in caso di dissenso degli altri eredi, nuovi proprietari.

Il rapporto di affitto che si instaura segue, come recita l’art. 49, i principi delineati dalla legge. Per cui l’erede beneficiario dell’affitto coattivo potrà continuare nella coltivazione per quindici anni (fatti salvi diversi patti in deroga con gli altri coeredi).

 

Importante: l’affitto coattivo continuerà anche in caso di divisione dell’asse ereditario e quindi ricadrà, senza soluzione di continuità, anche sui terreni che dovessero divenire di proprietà esclusiva degli altri coeredi.

 

La successione speciale agraria si concretizza alla scadenza dell’affitto, in base all’art. 4 L. 97/1994 che statuisce come “gli eredi considerati affittuari ai sensi dell’articolo 49 della legge 3 maggio 1982, n. 203 , delle porzioni di fondi rustici ricomprese nelle quote degli altri coeredi hanno diritto, alla scadenza del rapporto di affitto instauratosi per legge, all’acquisto della proprietà delle porzioni medesime, unitamente alle scorte, alle pertinenze ed agli annessi rustici“. Per cui la somma delle due norme profila una figura particolare di successione mortis causa, una prelazione vera e propria: “la successione speciale agraria”.

Il coltivatore diretto diviene prima affittuario nei confronti degli atri coeredi e alla scadenza ha un vero e proprio diritto di prelazione nell’acquisto delle loro stesse quote, senza che possa essere opposto alcunché.

 

Qual’è la procedura specifica per l’acquisto?

Lo dice l’art. 5 L. 97/1994: “Gli eredi che intendono esercitare il diritto di cui all’articolo 4 devono, entro sei mesi dalla scadenza del rapporto di affitto, notificare ai coeredi, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, la dichiarazione di acquisto e versare il prezzo entro il termine di tre mesi dall’avvenuta notificazione della dichiarazione. 

Il prezzo di acquisto è costituito, al momento dell’esercizio del diritto, dal valore agricolo medio determinato ai sensi dell’articolo 4 della legge 26 maggio 1965, n. 590 . 

Qualora i terreni oggetto dell’acquisto siano utilizzati, prima della scadenza del periodo di cui all’articolo 4, comma 2, lettera c), a scopi diversi da quelli agricoli, in conformità agli strumenti urbanistici vigenti, gli altri coeredi hanno diritto alla rivalutazione del prezzo, in misura pari alla differenza tra il corrispettivo già percepito, adeguato secondo l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale rilevato dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), ed il valore di mercato conseguente alla modificazione della destinazione dell’area. 

Il prezzo di acquisto delle scorte, delle pertinenze e degli annessi rustici è determinato, al momento dell’esercizio del diritto, dall’Ispettorato provinciale dell’agricoltura o dall’organo regionale corrispondente. 

In caso di rifiuto a ricevere il pagamento del prezzo da parte del proprietario, gli eredi devono depositare la somma presso un istituto di credito nella provincia dove è ubicato il fondo, dando comunicazione al proprietario medesimo, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, dell’avvenuto deposito. Dalla data della notificazione si acquisisce la proprietà. 

Agli atti di acquisto effettuati ai sensi della presente legge da coltivatori diretti o imprenditori agricoli a titolo principale, si applicano le agevolazioni fiscali e creditizie previste per la formazione e l’arrotondamento della proprietà coltivatrice“.

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Avvocato Antonio Saracino

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