Violazione dei diritti della personalità del coniuge

Violazione dei diritti della personalità del coniuge

La violazione dei diritti della personalità del coniuge:

il diritto al risarcimento in costanza di matrimonio e in corso di separazione e divorzio.

 

La famiglia è una società di valori e affetti, unita anche dalla cosiddetta affectio dei coniugi, che presuppone una comunione di intenti, una condivisione di progetti e il raggiungimento di obiettivi.

Il codice civile e la stessa Costituzione parlano chiaro in termini di valori della famiglia e di reciproci doveri di marito e moglie, riconoscendo un valore intangibile alla fedeltà e all’assistenza vicendevole (sia materiale/economica sia morale).

Si tratta di presupposti che sono delle vere e proprie stelle polari del rapporto di coniugio e che, come tali, non dovrebbero essere violati senza motivo apparente, pena l’addebito della separazione  e pena una contestuale richiesta di risarcimento del danno che potrà sempre essere avanzata dalla moglie verso il marito e viceversa. Non ci sono preclusioni in questo senso.

Pensare quindi che la una domanda risarcitoria non possa essere rivolta a un coniuge è fallace. Sia in costanza di matrimonio sia successivamente alla separazione, anche di fatto, entrambe le parti dovranno mostrare un imprescindibile rispetto dei diritti dell’altro/a.

 

La violazione dei diritti della personalità del coniuge

Quindi

  • privacy
  • personalità
  • libertà
  • autodeterminazione

sono tutti valori che non sono disponibili, essendo diritti personalissimi e non possono essere violati nemmeno dal proprio partner/marito/moglie.

Così, può capitare che un coniuge estremamente geloso od ossessionato installi impianti di registrazione in casa, violi le password dell’e-mail o del cellulare e così via.

A parte la liceità o meno di una simile condotta, che potrebbe essere giustificata dal timore di adulterio o dall’intenzione di evitare la commissione di reati, il coniuge potrà pur sempre far valere l’equivalente risarcibile per la violazione della propria sfera personale. Un risarcimento che, ovviamente, dovrà essere calibrato sulla fattispecie e il caso singolo e potrà essere quantificato in base all’importanza del diritto violato.

In aggiunta potrà essere fatto valere anche un danno biologico, nel caso in cui dall’interferenza illecita possano essere derivati riflessi psicologici o alla vita di relazione. In tal caso sarà opportuno far valutare la percentuale di danno a un perito medico legale.

 

Violazione dei diritti della personalità del coniuge in separazione o divorzio

Il successivo passaggio riguarda la possibilità di far valere il diritto all’equo risarcimento in sede di separazione o divorzio.

Se da una parte la maggior parte dei Tribunali esclude questa possibilità, dall’altra si ritiene come accoglibile la tesi secondo cui una richiesta di risarcimento possa essere inserita in un ricorso per separazione o divorzio o nelle relative comparse.

Da un lato si sostiene che il risarcimento del danno abbia una fonte extracontrattuale che impone la decisione di un giudice c.d. monocratico, mentre i procedimenti di separazione e divorzio sarebbero di esclusiva competenza del Tribunale in composizione collegiale: e cioè, le prime cause, da procedura, dovrebbero esser decise dal giudice singolo, mentre le seconde dal cd. Collegio, composto da tre giudici.

In realtà, una simile lettura dovrebbe essere sorpassata da una visione assai più approfondita del tema.

Invero, se il matrimonio è ritenuto un consorzio di intenti, come detto, e che questa comunione è avvinta da un accordo (comunque una sorta di contratto), non potrà negarsi una fonte di tipo contrattuale, strettamente connessa al matrimonio.

Si parla infatti di fattispecie diverse rispetto a quelle ordinarie tra sconosciuti e privati.

In ambito familiare ci sono elementi ben diversi, ci sono intese, ci sono patti di reciproca fiducia, ci sono altre chance di approfittare dell’intimo di controparte e così via. Questo giustifica una lettura difforme e più orientata al vero e proprio contratto che impone condotte ben definite.

Se quindi, dalla violazione della fiducia e del rispetto dell’altro/a deriva lo sfilacciamento dell’equilibrio matrimoniale non potrà negarsi, al contempo, la possibilità di far valere l’ulteriore patimento proprio in sede di separazione e divorzio, trattandosi appunto di assunti connessi che si alimentano a vicenda.

La domanda è pertanto se possa essere richiesto un risarcimento nel corso di una separazione o di un divorzio: la risposta personale è affermativa, tuttavia attualmente in contrasto con la maggioritaria lettura dei Tribunali italiani.

Si crede comunque che un’interpretazione di questo tipo, più addentrata nelle dinamiche tra coniugi e nel senso vero del matrimonio, quale consorzio, possa portare al soddisfacimento di altre esigenze di economia processuale, di smaltimento dei carichi di Tribunale e a un maggiore rispetto dei vincoli coniugali.

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